L’Ultima soglia

L’ULTIMA SOGLIA

Sono i portoni delle case da cui persone innocenti uscirono la mattina del 16 ottobre 1943 verso un destino che ne riportò a casa solo alcune.
La deportazione di cittadini italiani, ebrei, oppositori politici, militari, fu un dramma che riguardò migliaia di persone, uomini donne e bambini, dramma che non deve essere dimenticato.
Il mio lavoro non vuole ripercorrere i giorni e mesi in cui quelle persone subirono tutto il male possibile, ma usare la fotografia e la sua capacità di congelare un evento permettendoci una riflessione, per mostrare il portone da cui ognuno di loro passò quel giorno per andare incontro alla morte.
La riflessione davanti all’immagine di quelle porte, silenziose, oggi chiuse, può farci capire quale fosse lo stato d’animo, i pensieri di quelle donne e uomini trascinati con la violenza fuori dalle loro case, insieme ai loro figli, tanti bambini.
Nessuno sapeva quale sarebbe stato il loro destino; molti, forse, inconsciamente si negavano la paura di andare a morire: si diceva che sarebbero stati portati a lavorare per i tedeschi, che sarebbero stati imprigionati, ma chissà quanti invece presagivano con terrore il loro futuro.
Nella mostra ospitata prima nei locali dell’Anagrafe storica del comune di Roma, poi nel palazzo comunale di Fiumicino e in altri centri culturali per darne la massima diffusione e la massima possibilità di accesso agli studenti, sono state esposte alcune porte a rappresentazione di tutte: porte davanti alle quali sono state collocate le pietre d’inciampo e porte che ancora non le hanno.
Ci sono le foto di alcuni dei bambini deportati e uccisi al loro arrivo nei campi di sterminio, tratte dal libro “16 ottobre 1943 Li hanno portati via” di Umberto Gentiloni e Stefano Palermo.